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Quel che è nato da un incontro casuale

A mesi di distanza dal mio ultimo viaggio in Nicaragua, una e-mail inaspettata mi ha riportata in Centro America, sotto un sole a quaranta gradi, tra l’assordante rumore dell’oceano e le grida inarrestabili dei bambini di strada.

L’e-mail mi è stata inviata dall’associazione Memorial Flavia, con la quale ho collaborato nei mesi scorsi, e tra le altre cose mi hanno allegato il rapporto annuale delle attività con un mio racconto dell’esperienza in Nicaragua.

Tutto è nato da un incontro casuale, ma qualcosa mi fa credere che non sono entrata in contatto con questa associazione per puro caso. E fosse anche grazie al caso, oggi, a distanza di mesi, la rete di relazioni nata da questo incontro continua a svilupparsi, i progetti crescono e producono i risultati migliori ed insperati. Da un lato ho forse “aiutato”, se così si può dire, il lavoro dell’associazione, ma ho avuto in cambio molto di più: conoscenza, nuovi incontri e il sorriso di gratitudine delle persone abbandonate da quella parte del mondo che ha altro a cui pensare. Grazie Memorial Flavia!

Nella vita poco spazio è lasciato alla casualità. A volte si fanno conoscenze che avvengono quasi per sbaglio o, appunto, per caso potremmo dire, ma che in realtà si iscrivono nell’ordine delle cose che “dovevano succedere”. L’incontro con Michela e con l’associazione “Memorial Flavia” è per me uno di questi casi. All’inizio del 2010 stavo preparando la mia prossima partenza per il Nicaragua, dove avrei passato cinque mesi da marzo a luglio e dove avrei dovuto realizzare, tra le altre cose, dei reportage per la radio della Svizzera italiana RSI. In vista della partenza ho quindi pensato di contattare le organizzazioni che operavano in Nicaragua per cercare dei contatti sul campo. Per me si trattava della seconda volta in Nicaragua. La prima, nel 2009, mi aveva appena permesso di conoscere il Paese, lasciandomi la voglia di ritornarci al più presto, cosa che infatti è avvenuta. Ho deciso così di scrivere a “Memorial Flavia” e subito ho ricevuto una e-mail di risposta con i contatti telefonici. Ricordo benissimo il pomeriggio passato al telefono con Michela: dall’altro capo del filo stavo parlando con una persona che non avevo mai incontrato e che con naturalezza e spontaneità mi spiegava le attività dell’associazione, mi raccontava i bisogni e le aspettative rispetto ai progetti in corso in America Latina e in Nicaragua, il paese che amavo, con un trasporto totale e senza filtri, lasciando trasparire tutte le apprensioni e le paure rispetto alla difficile situazione del Paese. Non ho avuto bisogno di rifletterci neanche un minuto: ho deciso di dare a Michela tutta la mia disponibilità per i mesi che avrei trascorso in America Centrale. Sentivo un bisogno urgente di dare il mio piccolo contributo.

Dopo questo primo scambio e durante i mesi seguenti, ero restata in contatto costante con Michela attraverso la quale ero venuta a conoscenza del Pajarito Azul e della costruzione del nuovo comedor, progetto interamente finanziato dall’associazione. Michela mi aveva chiesto di contattare il Pajarito attraverso la sua direttrice Sandra e di partecipare alla inaugurazione del comedor, ultimato proprio nei giorni del mio arrivo in Nicaragua.

Il Pajarito Azul sorge lungo la carretera nueva che collega la capitale, Managua, con la città in cui avevo deciso di trascorrere i miei mesi in Nicaragua, León. Con appena 40 cordoba, l’equivalente di un dollaro e mezzo, si potevano percorrere in autobus gli 80 km che separano León da Managua. Avevo deciso di contattare Sandra fin dal mio arrivo e ci eravamo date appuntamento alle otto di un mattino dei primi di aprile nella sede del Pajarito. Potrebbe sembrare molto presto, alle otto del mattino, ma in Nicaragua, un paese in cui il sole è già alto e cocente fin dalle cinque e mezzo, le otto è un’ora assolutamente ragionevole. Ero riuscita ad arrivare addirittura in anticipo, Sandra era occupata e mi aveva chiesto di aspettare. Ne avevo approfittato per visitare il Pajarito e farmi un’idea del luogo. Infermieri e medici nicaraguensi e stranieri erano tutti indaffarati attorno al centinaio di ospiti del centro popolato da bambini con gravi problemi di handicap. Ma non c’erano solo i bambini. Come scoprirò in seguito, sono tanti gli ospiti che, una volta entrati nel centro da piccoli, ci passeranno tutta la vita: la famiglia li ha abbandonati e nessuno li adotterà. Il Pajarito è un complesso molto grande: saloni, dormitori, sale dedicate alle diverse attività scolastiche o di artigianato, grande parco centrale, uffici e stanze con i giochi per i bambini. Tutto sembrava caotico, ma assolutamente ben regolamentato. E lo avevo capito subito quando finalmente ero riuscita ad incontrare Sandra che in pieno rispecchiava la forza e la volontà d’animo delle donne sudamericane: autorevole e materna, capace di addossarsi qualsiasi peso sulle spalle tenendo duro fino alla fine. E davvero ci vuole un gran cuore per lavorare al Pajarito, a contatto con i tanti bambini malati senza lasciarsi prendere dalla disperazione. Le malattie di cui soffrono sono molto gravi, ma tutti, medici, infermieri e volontari delle associazioni internazionali mantengono il sorriso e vanno avanti, nonostante tutto.

L’aiuto di “Memorial Flavia” al Pajarito era stato percepito da Sandra, dai lavoratori e dagli ospiti come una vera e propria manna dal cielo: la costruzione del comedor aveva permesso di migliorare lo stile di vita degli ospiti e i risultati erano evidenti fin da subito. L’ampio salone nuovo di zecca non era utilizzato solo per i pasti, ma anche per le attività ludiche che riempivano le lunghe e calde giornate centroamericane. Per tutta la durata della mia prima visita, e anche nel corso delle seguenti, Sandra non aveva mai smesso di elencarmi i vantaggi di avere il nuovo comedor e dell’aiuto duraturo che “Memorial Flavia” aveva dato al Pajarito. In seguito avevo anche potuto incontrare i bambini sostenuti da “Memorial Flavia” per mezzo del finanziamento dei padrini e constatarne lo stato di salute: era stato molto emozionante e difficile ascoltare le loro storie, essere posti davanti alla tragedia che li aveva fatti approdare al Pajarito Azul.

Nel corso della mia permanenza in Nicaragua altri bambini erano arrivati nel centro, nuovi casi di bimbi colpiti da malattie molto gravi e abbandonati dalle famiglie che non volevano o non potevano sostenerne il carico economico ed emotivo. Nuovi bimbi in attesa di aiuto e presi in cura dalle attenzioni di Sandra e di tutti quelli che, finanziatori locali o internazionali, decideranno di prendersi la responsabilità di dare il proprio contributo.

Forte del rapporto di fiducia che avevo instaurato con Michela, e dopo aver visto il buon lavoro fatto al Pajarito, avevo pensato di parlare a Michela di un’altra realtà che mi stava molto a cuore, dell’associazione Sonflora che avevo conosciuto già nel 2009. A quell’epoca avevo lavorato in prima persona con Sonflora proponendomi di dare corsi di sostegno scolastico ai bambini di Poneloya e di Tamarindo, due villaggi vicini alla città di León e quasi del tutto dimenticati dalle istituzioni locali. Provenienti da famiglie molto povere, i bambini erano spesso costretti a lavorare fin da un’età giovanissima, le violenze all’interno della famiglia si trasformavano in un’aggressività espressa in ogni gesto della vita quotidiana, le malattie gravi e l’handicap erano causa di esclusione e abbandono. Nel corso della mia seconda visita in Nicaragua avevo constatato con piacere che Sonflora non solo esisteva ancora, ma che aveva esteso il suo contributo di sostegno all’infanzia nicaraguense offrendo corsi, aiuto scolastico e momenti ricreativi durante tutto l’arco della settimana. La sua fondatrice, Mary Amrein, di nazionalità svizzera, si era installata in Nicaragua da diversi anni ed è una di quelle rare persone che ha completamente rivolto la sua vita all’aiuto del prossimo. Mary aveva iniziato a sostenere autonomamente la propria associazione, con gli evidenti problemi economici e logistici. Da qui l’idea di metterla in contattato con Michela e con “Memorial Flavia”, rapporto iniziato durante il mio soggiorno in Nicaragua e che spero possa continuare anche nei prossimi tempi.

I bambini di Sonflora, come quelli del Pajarito, rappresentano una delle realtà più fragili del Nicaragua, un paese ancora giovane ma che si fa strada tra coloro i quali cercano una via d’uscita dal cosiddetto terzo mondo. Il cammino è ancora lungo e nel frattempo chi ne paga le spese sono proprio i più deboli: i bambini colpiti da gravi handicap, i bimbi abbandonati. Il Nicaragua non ha risorse per sostenere questo anello debole, dimenticando che i giovani di oggi costruiranno il Nicaragua di domani, ed è appunto per questo che dovrebbe essere loro garantito il diritto all’istruzione, alla salute e al tempo ludico dell’infanzia. “Memorial Flavia” dà un contributo che ho potuto toccare con mano e che non è quantificabile sul piano materiale: permette la speranza a chi non c’è l’ha. Per “caso” avevo conosciuto “Memorial Flavia”, ma è per necessità che avevo deciso di fare del mio meglio per sostenere il lavoro dell’associazione: restare indifferenti a quello che succede fuori dalla porta di casa propria, al di là del nostro mondo sicuro e protetto, significa essere responsabili e colpevoli. Anche un piccolo gesto, quando è ripagato dal sorriso di un bambino, acquista un valore ineguagliabile.

 

 

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FSLN triunfa

Con o senza frode elettorale, Daniel Ortega si riconferma alla guida del Nicaragua per i prossimi cinque anni. Lo avevamo detto, ne eravamo certi, ma l’ampio margine del successo in ogni caso è una sorpresa. Quello che succederà adesso è tutto da vedere, e a venire. La sola cosa certa, secondo me, che segna in senso negativo la vittoria del Frente, è l’alleanza rinnovata con i vertici ecclesiastici, la conferma dell’illegalità dell’aborto (anche terapeutico) e l’evidente peggioramento della condizione delle donne in Nicaragua. I gruppi di donne, molto attivi nel Paese, non si danno certo per vinti, ma sarà difficile opporsi ad un governo che si auto-proclama rivoluzionario. Libero mercato (per pochi) e populismo (per tutti) è la formula del FSLN. C’era di meglio per il Paese? Esisteva davvero un’alternativa?  Già da oggi si dovrebbe iniziare a costruire il dopo-Ortega, eletto contro tutte le regole per la terza volta alla guida della nazione.

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Oggi si vota

Aspettando il risultato elettorale, probabilmente scontato, delle elezioni presidenziali in Nicaragua che si terranno proprio oggi, il 6 novembre, alcuni siti si possono tenere sotto controllo per avere informazioni fresche sull’andamento della giornata.

Vi segnalo il blog di Giuseppe Aieta, economista e attento conoscitore della realtà del Paese, che proprio qualche giorno fa ha espresso la sua opinione sul clima elettorale.

Sicuramente El País è uno dei quotidiani che guarda con più attenzione alle evoluzioni in America Latina, e qualche giorno fa un articolo sulla alleanza Chiesa-Sandinisti mi aveva fatto abbastanza riflettere.

E, infine, la lista informativa Italia-Nicaragua, pur con un’attitudine pro-presidente, può fornire ulteriori elementi.

Staremo a vedere, ma non ci aspettiamo grandi sorprese.

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El país olvidado – prima parte

Sono passati ormai tre mesi da quando ho salutato il Nicaragua per rientrare in Europa. Durante il mio soggiorno in Centro America avevo preparato due reportage di conoscenza e scoperta del Paese per una trasmissione radio che, alla fine, non è stata realizzata per mancanza di fondi. E’ un peccato, visto che del Nicaragua non si parla quasi mai sui media ufficiali. Per questo ho deciso di pubblicare il lavoro, anche al fine di ringraziare tutti coloro i quali hanno partecipato alla realizzazione del reportage con la propria testimonianza diretta. Buon ascolto!