Da Parigi, In Italiano

Doppia nazionalità – seconda parte

Come prima cosa, per capire quali sono i documenti necessari e all’attenzione di chi bisogna compilarli, cerco le informazioni su internet. Sono diversi i documenti da fornire, reperibili più o meno facilmente. Ma c’è un punto che mi turba: “un attestato di conoscenza della lingua francese di livello B1 rilasciato da un scuola riconosciuta”. Lascito di Sarkozy, ultima trovata divenuta legge all’inizio del 2012. Che fortuna.
Ora, vivo in Francia da 4 anni, lavoro (parlando francese ovviamente), compilo da sola il mio 730, ho delle buste paga: non basta? No, ci vogliono le “scuole riconosciute” e ovviamente a pagamento. Voglio vederci chiaro e provo a contattare per telefono la prefettura. Desisto dopo un’ora di chiamate a vuoto. Ci riproverò, ma non subito, devo aspettare 5 giorni perché l’ufficio è aperto due volte a settimana, per la durata di un’ora alla volta. Alla prossima allora, e continuo ad aspettare.

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Da Parigi, In Italiano

Doppia nazionalità – prima parte

Vivo in Francia da ormai quattro anni e mi sono finalmente decisa a sormontare l’ostacolo burocratico dell’acquisizione della doppia nazionalità.
Fino ad oggi non ne ho mai sentito il bisogno perché, in quanto cittadina europea, in Francia ho avuto tutti i diritti, come l’accesso al lavoro o alla sanità. Ma questo vale solo per i paesi europei, niente a che vedere con le difficoltà che devono affrontare i cittadini d’oltremare. Perché quindi la volontà di affrontare il gigantesco scoglio della nazionalità?
Per due ragioni principali. In primo luogo per me il concetto di “nazione” è stato storicamente causa di problemi e guerre e, non potendo abolire (io sola per mia propria volontà) la nazionalità, averne due mi sembra già un primo passo per annullare in parte gli effetti nefasti di un concetto ideologico, falsamente stabile e definito. Secondo: vivendo in Francia mi piacerebbe anche iniziare a votare in questo paese, soprattutto in questo periodo in cui sembra che l’aria stia cambiando. Non voto dal 2008, anno in cui sono partita dall’Italia, poco prima delle ultime politiche il cui risultato paventato si è poi immancabilmente palesato. Oggi vorrei ricominciare ad esercitare il mio diritto al voto, ma in due nazioni distinte. Non so ancora se la cosa sia possibile, su internet non sono riuscita a trovare informazioni certe. Ho trovato però un numero di telefono da chiamare, anche se oggi l’ufficio è chiuso. Aspetto. Questo è solo l’inizio.

Hôtel de ville, Paris