In Italiano, Nicaragua

Ometepe, due anni dopo

Quando nel 2009 sono stata per la prima volta sull’isola di Ometepe, circa un mese dopo il mio arrivo in Nicaragua, mi sono finalmente resa conto di essere ai tropici: i colori della foresta, gli alberi e i fiori mai visti prima.
L’isola sorge al centro del Lago Nicaragua, formata da due spettacolari vulcani di cui solo uno è oggi attivo.
Quest’anno c’è una grossa novità sull’isola: stanno costruendo la strada, il solo cammino che circonda il perimetro dell’isola. I lavori procedono lentamente, per pavimentare un Km ci vuole un mese intero di lavori.

La strada potrà fortemente migliorare le condizioni di vita degli abitanti, abituati ad un altro tipo di spettacolo.

Per il resto, nulla è cambiato rispetto a due anni fa: la gentile accoglienza dei locali, la vivacità intellettuale e la forza di resistenza. Nonostante la povertà, nonostante tutto.

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In Italiano, Nicaragua

La mezcla

Il Nicaragua è un paese contraddittorio, come tanti d’altra parte, ma è soprattutto un paese in cui molte cose, che apparentemente non dovrebbero andare insieme, si mescolano e uniscono in maniera sconcertante per uno sguardo europeo, razionale, abituato a pensare per settori distinti di valori e categorie. Vale per la politica sandinista, legata per opportunità e calcolo alla chiesa e alla religione. Vale per i più bisognosi, che a volte si accontentano di un uovo oggi e che sfuggono ad un reale coinvolgimento che possa aiutarli anche domani o tra dieci anni. Vale per la necessaria preservazione di una natura straordinaria, sostenuta da centinaia di progetti sociali di educazione all’ambiente,  ma affossata dai comportamenti della vita di tutti i giorni, dal semplice e superficiale gesto del buttare plastica, carta, vetro, alluminio, ferro, sigarette, tutto, semplicemente per terra, in strada, nella natura, fino in casa propria.

La religione è uno degli aspetti più complessi del paese, un bisogno necessario a volte, strumentale in altri casi. La prossima settimana è quella di Pasqua, la seconda festa più importante del paese. Fin dal prossimo mercoledì i negozi resteranno chiusi, le attività si fermeranno e le processioni sfileranno in strada con costanza e rivalità tra le diverse chiese. L’altra festa importante è quella della Purissima, l’8 di dicembre. Nel 2009 ho avuto l’occasione di trovarmi in Nicaragua per questa occasione, e di trascorrere una notte di festa nella piazza gremita di gente, con fuochi d’artificio e botti come l’ultimo dell’anno. Anche qui, la necessità di far sì che la festa si celebri in grande stile, e vista la reale mancanza di denaro in questo paese economicamente stremato, addirittura alla madre di Gesù è stato dato uno sponsor. E che sponsor.

In Italiano, Nicaragua

El Comandante y el pueblo

Dopo giorni di attesa in cui la notizia si è rincorsa per poi essere sempre smentita all’ultimo momento, il presidente Ortega è arrivato a Léon per intervenire nel corso della lezione inaugurale dell’anno accademico 2011 dell’Università Autonoma della città. Fin dal primo pomeriggio la piazza era pronta e presidiata dalla polizia.

Verso le 17, oltre un’ora prima dell’arrivo del Comandante, la piazza era gremita di folla, piena di sandinisti ma anche di passanti e semplici cittadini non politicizzati, ma curiosi di vedere il Presidente in carne e ossa.

Nel corso delle due ore circa di introduzione al discorso del Presidente e della sua “lezione inaugurale”, tutta rivolta contro le mire espansioniste del Costa Rica e degli altri paesi limitrofi, la piazza si è mantenuta costantemente piena.

Con mia grande sorpresa, il giorno seguente i due quotidiani nazionali più letti (di destra), hanno pubblicato delle fotografie in cui si vede una piazza quasi completamente vuota. Chiaramente le immagini sono state scattate alla fine di quello che è stato soprattutto un comizio, ma in maniera del tutto parziale si è lasciato credere che si trattasse delle immagini prese durante lo svolgimento della serata. Nessun commento invece, sul discorso del Presidente. Un discorso lungo, molto noioso e appesantito dalla totale mancanza di carisma del Comandante Ortega.

Da un lato abbiamo quindi un’informazione di destra ideologica che accusa i sandinisti di violenza politica e che riproduce, al contempo, quello stesso modello di violenza. Dall’altro abbiamo un Presidente che a tutti i costi si è imposto alla guida di un partito modificandone in parte i presupposti ideali e di partenza. I sandinisti “originali” ci sono ancora, credono sempre in un modello di sviluppo che possa rappresentare una “terza via” alternativa e sono sempre di più quelli che dicono “no a Daniel”, ma lo dicono lontano dai microfoni, nel privato della propria casa o della propria associazione.
Al momento non c’è nessun dubbio rispetto al risultato delle prossime elezioni, Ortega sarà rieletto, a vantaggio o a sfavore del Frente Sandinista.

In Italiano, Nicaragua

In cima al vulcano

Quattordici vulcani in una superficie di appena 130.000 km² è un bel record. Soprattutto molti tra questi sono attivi e l’ultima eruzione credo risalga al 1999. Nell’agosto di quell’anno a farsi sentire è stato il più giovane tra i vulcani, il Cerro Negro, una piccola montagna tutta ricoperta sui lati di arena nera.

Ma non ci vuole molto sforzo per salire sul Cerro, niente a che vedere con il Momotombo e il Concepción o, ancor meglio, con il San Cristóbal.

Anche il Telica è un vulcano difficile da scalare, ma non ha un pendenza molto ripida, per questo anche non sportivi come me ce l’hanno fatta. Sporgendosi con molta attenzione all’interno del cratere di possono vedere la lava e i tizzoni ardenti.

Due vulcani sono “teoricamente” spenti, anche se i locali non ne sono convinti. E’ il caso del Madera dell’isola di Ometepe e il Cosigüina, al nord del Nicaragua. In entrambi il cratere si è trasformato in una laguna tiepida e tranquillizzante.

Io sono riuscita a scalare il Cerro Negro, il Telica, il Madera e il Cosigüina, pur non essendo particolarmente portata per le lunghe marce in montagna. D’altra parte non si tratta affatto di uno sport praticato in Nicaragua, e si è spesso derisi dagli indigeni quando si raccontano le peripezie attraversate per raggiungere la vetta del cratere. Solo i guerriglieri Sandinisti si nascondevano nella selva e alle pendici del vulcano, ma loro avevano una valida e buona ragione per farlo.