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Intervista a Farhad Khosrokhavar

Le-Nouveau-Jihad-en-OccidentQualche giorno fa ho avuto il piacere di incontrare Farhad Khosrokhavar, sociologo e direttore degli studi all’École des hautes études en sciences sociales (EHESS) di Parigi. Da un mese è uscito il suo ultimo libro “Le nouveau jihad en occident”, che purtroppo non è stato ancora tradotto in italiano. Per questa ragione ho deciso di pubblicare qui, doppiata, l’intervista che mi ha concesso, convinta che il discorso sulla radicalizzazione islamica, considerato forse ancora prematuro in Italia, sia interessante in una prospettiva in cui i conflitti sociali, già ampiamente esplosi nelle capitali europee, si diffondano anche in Italia.

Comincio con una prima traccia in cui Khosrokhavar elenca i temi principali affrontati nel nuovo libro: l’avvento dello Stato Islamico, una nuova antropologia jihadista e il ruolo dell’urbanizzazione.

Ma qual è la situazione Italiana? Nel libro di Khosrokhavar diverse parti sono dedicate in maniera specifica al panorama italiano.

E per finire due estratti più brevi, l’uno riguardante il tema centrale della laicità e i problemi che una visione estremista di questa possono portare in sé; l’altro sull’importanza del “discorso” estremista in una società che accumuna fatti e parole.

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Parigi contro le macchine

20170213_173519Una città senza veicoli inquinanti: è questa la sfida che ha lanciato la sindaca di Parigi che vorrebbe fare della capitale francese una città senza macchine a combustibile fossile entro il 2030.

A due anni dagli accordi di Parigi sul clima e alla veglia del One planet summit, Parigi resta una tra le città più inquinate al mondo, ma anche quella in cui i provvedimenti per una mobilità sostenibile sono i più avanzati.

Quali sono questi provvedimenti? La situazione è in via di miglioramento? In quale modo le città possono contribuire alla diminuzione dei gas a effetto serra? Parigi da qualche anno è diventata laboratorio della mobilità sostenibile. Realtà, fantascienza o propaganda elettorale?

Le risposte nel mio reportage per Radio 24.

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Ancora una dall’FN

Una neo-senatrice del Fronte Nazionale è stata sospesa per aver pubblicato sul proprio conto facebook una vignetta razzista e di cattivo gusto. Claudine Kauffmann è arrivata fino a fare un paragone tra i migranti e il nazismo. La senatrice aveva pubblicato tempo fa un’immagine su facebook: a sinistra si vedeva una folla di migranti radunata a Parigi e accanto un’altra immagine con Hitler sulla piazza del Trocadero. A commento della foto la donna aveva scritto: “Se la foto di sinistra non è occupazione, ditemi di cosa si tratta!”. Dal partito fanno sapere che la misura contro Kauffmann è temporanea, in attesa che si chiariscano i fatti, ma la senatrice dal canto suo non si scusa e non ritratta.

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In vista della legge sull’immigrazione

L’AFP, l’Ansa francese, ha fatto circolare delle indiscrezioni sulla eventuale riforma della legge sull’immigrazione che dovrebbe essere votata entro la fine dell’anno.

Raddoppiare il tempo di detenzione per i migranti in attesa di espulsione.
Questo uno dei possibili cambiamenti, ancora in discussione, che il ministro degli interni francese vorrebbe inserire nel piano di riforma della legge sull’immigrazione e dei centri di identificazione e espulsione.
I CRA, centre de rétention administrative, oggi prevedono una detenzione massima dei migranti di 45 giorni, che passerebbero quindi a 90. La critica delle associazioni autorizzate a lavorare nei centri parte dati alla mano: nel corso del 2016 sono stati detenuti quarantaseimila cittadini stranieri in media per 12 giorni. Le associazioni ritengono la misura una riforma di facciata, inefficace, visti i tempi di detenzione, proposta dal governo solamente per rispondere alle accuse di lassismo nei confronti dell’immigrazione.
Il governo si difende rispondendo che la Francia è uno dei paesi in cui il tempo di detenzione è il più breve, pensando alla Germania in cui i giorni possono arrivare a 180. In Italia invece la legge prevedere 30 giorni prolungabili di altri 15 su domanda del giudice.
Oggi i CRA in Francia sono 24, i posti 1823. All’interno le stanze sono collettive ed è previsto un telefono ogni 50 persone. Le donne sono il 7,5 per cento e i cittadini di origine magrebina i più numerosi, anche se i primi ad essere espulsi arrivano dall’Albania e dalla Romania.

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Livres dans le métro

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Dopo Londra e NYC, i libri in metropolitana sono atterrati anche a Parigi. Un’iniziativa in realtà partita abbastanza in sordina, forse fatta per puro spirito di imitazione e per non essere “i soli a non aderire”, ma che in ogni caso resta una trovata interessante.

Scoprire per puro caso, quando distrattamente si attende il treno in stazione, un libro sconosciuto e solitario che vi attira come se vi stesse chiamando, è un’esperienza che trovo stimolante. Poi quando si è una lettrice come me, che ha sempre voglia di scovare il libro di cui non ha mai sentito parlare, alla ricerca di quelle pagine che la stupiranno, non c’è nulla di più immaginativo che imbattersi in una bella copertina con l’invito a “trovare, leggere, condividere”.

L’iniziativa dicevo è partita un po’ sotto tono perché in realtà Parigi è una città in cui si legge molto, e in metropolitana non è affatto raro imbattersi in lettori che dimenticano anche di scendere alla fermata stabilita perché immersi nella lettura. Ma quando un libro lo si incontra in metropolitana senza averlo scelto in libreria e senza averlo pagato, questo acquista già per la sua sola esistenza tutto il rispetto che gli si deve e l’invito alla lettura diventa quindi irresistibile.

Mi ritrovo così a leggere libri che non avrei mai scelto in libreria, che apprezzerò o meno, ma che in ogni caso mi avranno trasmesso qualcosa di loro senza chiedere nulla in cambio, strappandomi la sola promessa di essere alla fine abbandonati su di una sedia lungo i binari della metropolitana, in attesa di un nuovo lettore e di una nuova storia.

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La banda dei 4 Keus

Non avevo più sentito parlare di loro e a distanza di due anni sembra che nessun progresso sia stato fatto in merito alla comprensione del fenomeno. Anzi, il tutto sembra essersi complicato ancora di più. Parlo dei 4 Keus, una gang di giovanissimi (in media 15 anni) che, nata nella cité de 4000, un quartiere dormitorio de La Courneuve, nella periferia nord di Parigi, da anni “semina il terrore” nelle strade preoccupando i vari servizi amministrativi e repressivi del dipartimento. Ne avevo sentito parlare per la prima volta due anni fa, ed oggi questo nome torna, legato ancora una volta a fenomeni di violenza di cui questi ragazzi, in un modo o nell’altro, sarebbero responsabili. Anche se in via ufficiale continua a non sapersi assolutamente nulla di loro. Già questo è il primo punto oscuro di tutta la vicenda.

Chi sono è difficile da stabilire. Difficile entrare nella cité, difficile carpire informazioni e fare domande in zone in cui la legge non è quella che si legge nei tribunali.

Grazie ad un finanziamento strappato allo stesso Comune di residenza che tanto li teme, i ragazzi sono riusciti a girare dei clip che circolano liberamente su youtube, come questo per esempio:

Keus è una parola che viene dal verlan e significa “sacco”. Quattro sacchi di denaro, di droga? Mettere nel sacco? Nessuno lo ha mai chiesto direttamente a quei ragazzi, quindi è difficile dire cosa significhi. Si dice siano tra i 40 e i 50, nessuna ragazza tra di loro, nessuna religione, stesso Paese d’origine l’Africa centrale. I 4 Keus sono i padroni assoluti del territorio senza dio né leggi che è la cité de 4000, mostro urbanistico creato negli anni ’50 e che dagli anni ’80 si cerca di rimodellare, anche se forse i danni sono troppo gravi e profondi per essere superati come una pennellata di bianco sul nero.

Come scrivevo all’inizio di questo post, ancora oggi si è tornati a parlare di loro e a puntare il dito contro quelle banlieues di cui si fa sempre finta di non sapere/non capire/non avere gli strumenti per analizzare/capire/guarire. Intanto la miseria continua, prolifica, si infittisce e i responsabili sembrano essere gli stessi che la miseria la subiscono.